LA QUESTIONE NON CI RIGUARDA ovvero: ogni sei secondi un bimbo muore di fame

Mentre scrivo a Roma si apre il vertice mondiale della FAO che nelle (buone) intenzioni dovrebbe varare un programma di aiuti ai paesi poveri in grado di diminuire l’enorme numero di affamati, o , per meglio dire, di gente che muore di fame, e sostenere i circa due miliardi di agricoltori che disperatamente cercano di produrre cibo nelle più sperdute e difficili aree del mondo. Che si tratti di vera e propria emergenza non c’è dubbio, anche perché parliamo di oltre un miliardo di persone che rischiano di morire per denutrizione ma che circoli già ora delusione è altrettanto fuor di dubbio visto che i leader occidentali che più contano, Barak Obama in testa seguito da Gordon Brown, Sarkosy e Angela Merkel non saranno presenti. Neppure la prestigiosa presenza del Pontefice, che sottolinea la priorità che ancora una volta con forza la Chiesa assegna al drammatico problema della povertà, è riuscita a superare il muro dell’indifferenza dei grandi interpreti della politica mondiale che pure dei temi sociali – perlomeno a parole – hanno fatto il proprio cavallo di battaglia anche elettorale come recentemente accaduto per l’elezione del presidente degli Stati Uniti.
Presenti invece quasi tutti i leader del mondo che soffre, che, preoccupati dalle sofferenze del proprio popolo, hanno pensato bene di arrivare a Roma con delegazioni che hanno richiesto anche due o tre aerei ed hanno riempito tutti i più lussuosi alberghi della Capitale. E se non sono destinate a far notizia le decisioni che verranno prese, ci pensa il leader libico a ravvivare la situazione che ingaggia 200 hostess per convertirle all’Islam o, più probabilmente, per finire sulle prime pagine dei giornali.
Assisteremo dunque ancora una volta alla sagra dei buoni propositi, come oramai avvenuto infinite volte come dimostra la dichiarazione scritta tra le righe del documento finale (già predisposto) è quanto mai generico ma, probabilmente altrettanto inutile: «fermare immediatamente l’aumento degli affamati nel mondo e, contemporaneamente, diminuirne significativamente il numero». A renderci pessimisti basterà ricordare come all’Aquila i Leader del G8 si impegnarono a versare 20 miliardi di dollari per la sicurezza alimentare e come, ad oggi, non sia arrivato ancora neppure un centesimo. Oppure i risultati concreti giunti dopo il summit mondiale del 2000 che si era posto l’obiettivo di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015: peccato che gli affamati nel 2000 fossero 800 milioni ed oggi, anziché viaggiare verso i 400, sono arrivati ad 1.05 miliardi.
Se le proiezioni sul futuro predisposte dalla FAO sono corrette, nel 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di abitanti e, per sostenerla, bisognerebbe aumentare la produzione alimentare del 70%.
Che la questione ci riguardi o meno, rimane il fatto che già oggi ogni sei secondi un bimbo muore di fame.
Diviene così stridente il contrasto tra l’affannarsi di summit dei leader mondiali per la crisi economica ed il fallimento delle banche e l’indifferenza di quelli stessi uomini davanti alle migliaia di morti per mancanza di cibo, di acqua e di medicinali. Ma forse, presi come giustamente siamo dai nostri problemi, si tratta di questioni che non ci riguardano.
Almeno per il momento.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...