La Scatola Omeopatica

L’omeopatia è un controverso metodo terapeutico basato sul principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur) e sul conseguente utilizzo infinitesimale del farmaco stesso. Il principio sopra enunciato si basa sul concetto che per curare una malattia il medico deve utilizzare una medicina che sia in grado di produrre una malattia artificiale ad essa molto simile, che si sostituisce ad essa per poi scomparire. Le dosi da utilizzarsi dovrebbero essere le minime indispensabili a produrre una indicazione percettibile dell’azione del rimedio, e nulla più, in modo da minimizzare o annullare gli effetti avversi.
Di fatto, le diluizioni delle sostanze utilizzate quale farmaco omeopatico sono di valori talmente grandi (mediamente una parte di farmaco su di un milione di milioni, come dire un millimetro cubo su mille metri cubi ma spesso ancor più spinte) da far dubitare agli scienziati che nel liquido finale vi sia anche una sola mole della sostanza originale: con la conseguente ed ovvia perplessità sull’effettiva utilità di tali terapie.
E proprio l’omeopatia mi è venuta in mente leggendo sulle agenzia di stampa del cosiddetto “Patto del Capranica”, ovvero dell’accordo – messo in campo in tutta fretta nel 2006 – che le cinque Confederazioni delle imprese artigiane, commerciali e dei servizi (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato CNA e Casartigiani) intendono rafforzare e rendere stabile rivendicando le stesse “la quasi totale rappresentanza del tessuto produttivo italiano” . Ovviamente, esse si affrettano anche a rassicurare i propri rappresentati che con il Patto in questione si vuole solo dare “maggiore consistenza organizzativa e programmatica al nostro coordinamento, senza che ciò significhi, ovviamente, il venir meno dell’identità politico sindacale di ciascuna confederazione”. Così Sangalli, presidente di Confcommercio seguito da Venturi, presidente di Confesercenti che però aggiunge “dobbiamo cogliere quest’opportunità mettendo da parte qualche realtà territoriale che non trova subito l’intesa”. A seguire Malavasi, presidente CNA che non esclude la creazione di una Fondazione e e sottolinea come occorra “fare un manifesto che ci identifica e pensare ad una governance condivisa”. Il tutto “in tempi che devono essere brevi, senza però bruciare le tappe” . A sigillare definitivamente la questione ci pensa Fumagalli, presidente di Confartigianato: “La scatola non è così difficile da avviare. Dopo il rinnovo delle cariche di Confcommercio si potrà fare”. Dunque, si parte nella primavera del prossimo anno.
A chi mastica anche solo un po’ di sindacalese non può sfuggire come le dichiarazioni riportate – nonostante quella di Sangalli che però sembra più di maniera che di sostanza- indichino come la via della grande confederazione unitaria (in evidente contrapposizione con Confindustria) sia oramai definita. E, anche se a tutt’oggi non ci è ancora dato a sapere che cosa conterrà la “scatola” evocata da Fumagalli, quello che sembra chiaro è che le rappresentanze di categoria simili alla nostra conteranno singolarmente sempre meno, annaquate, proprio come le sostanze omeopatiche, in un mare sempre più grande nel quale le loro istanze saranno forzatamente sempre meno importanti e considerate.
Fermo restando il diritto di ognuno a pensarla come crede, personalmente così come sono estremamente scettico sulle effettive possibilità di successo dell’omeopatia lo sono almeno altrettanto sui grandi rassemblement sindacali nei quali le identità professionali sono tristemente destinate a diluirsi ed annegare .

Quale fine faranno le singole categorie ad oggi già fin troppo unitariamente rappresentate nelle singole confederazioni? Sone decine – per non dire centinaia – i casi nei quali sul territorio a un singolo segretario sono affidate dieci, venti e a volte anche più associazioni, con il risultato che solo poche, normalmente quelle numericamente più importanti, vengono realmente seguite. Per altre, considerate minori, si riesce a malapena a trovare il tempo per organizzare una riunione annuale.
E, dunque, quando tutte e cinque le confederazioni si uniranno tra loro sarà legittimo aspettarsi che per prima cosa vi sia una “razionalizzazione” di uffici e segreterie , il che significherà diluire ancor di più il peso di ogni singola categoria nel calderone generale fino a che, proprio come avviene con le sostanze omeopatiche, faremo fatica anche solo a ritrovare le singole associazioni già oggi in gran parte private della loro identità ed utili solo a fornire liste di iscritti per i posti camerali e clienti per i centri servizi sempre più affamati di soldi.
Se questo è il futuro che attende le piccole imprese bene faranno i panificatori italiani a rafforzare con ancor maggiore determinazione la propria autonomia e la propria identità professionale, che in una realtà come quella descritta – che peraltro sembra essere già determinata – sarebbero destinati, assieme a molte altre tipologie imprenditoriali, a sparire dalla scena della rappresentanza sindacale.
Non sarà inutile ricordare come proprio grazie alla nostra autonomia abbiamo fin qui trattato autonomamente il contratto di lavoro, rappresentato e difeso efficacemente i panificatori nelle più alte sedi istituzionali quali il Ministero del lavoro e quelli delle Finanze, della Sanità e delle Attività produttive. Siamo la categoria con il maggior numero di revisioni degli studi di settore, l’unica che tempestivamente ha posto il problema degli allergeni, quella che al decreto Bersani ha saputo rispondere con proposte moderne e all’avanguardia. Prima di perdere tutto questo pensiamoci bene, perché una volta intrapresa la strada della resa non sarà più possibile tornare indietro.
Molti, troppi malati che si sono affidati all’omeopatia si sono resi conto troppo tardi che quella che sembrava la strada più semplice e naturale era soltanto un’inutile illusione. Curarsi seriamente costa fatica e sacrificio proprio come costa fatica andare contro vento tenendo la testa alta proprio quando tutti hanno scelto di abbassarla . Ma è proprio questa la differenza tra noi fornai e tutti gli altri.

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